Qualche tempo fa ho contattato la proprietaria di un appartamento sottoposto a procedura esecutiva, con una data d’asta ormai imminente.
Il senso di quel contatto era valutare se, prima dell’asta, esistessero margini per una soluzione alternativa, come il saldo e stralcio, che in determinate situazioni può consentire di limitare le conseguenze economiche di una procedura.
La risposta è stata educata ma decisa:
“Grazie, ma ho già il mio avvocato che mi segue”.
La procedura è quindi proseguita senza variazioni.
L’immobile è arrivato in asta ed è stato aggiudicato a un importo inferiore sia al valore di mercato dell’appartamento sia all’ammontare complessivo del debito.
L’esito finale, purtroppo, è uno di quelli che si vedono spesso nelle esecuzioni immobiliari:
la casa è stata persa e il debito non si è estinto. Alla vendita forzata è seguito un debito residuo ancora da saldare.
Racconto questa storia non per giudicare le scelte della proprietaria, ma per evidenziare un aspetto che viene spesso sottovalutato. L’asta non è automaticamente una soluzione definitiva. In molti casi non chiude la posizione debitoria e non tutela il patrimonio del debitore, soprattutto quando il valore di aggiudicazione è distante dal valore reale dell’immobile.
Ogni procedura ha caratteristiche proprie e non esistono soluzioni valide in assoluto. Tuttavia, arrivare all’asta senza aver valutato tutte le alternative disponibili significa spesso rinunciare a strumenti che, se analizzati per tempo, avrebbero potuto ridurre le perdite.
In queste situazioni non si tratta di scegliere “chi seguire”, ma di capire se la strategia adottata è davvero quella più adatta a proteggere il patrimonio e a ridurre il debito.


